A poche ore dal debutto di Welcome to the OC, bitches! Rachel e Melinda sono state ospiti di un altro podcast, The Story Box.

Rachel e Melinda ospiti di The Story Box

Di seguito, le dichiarazioni più interessanti date da Rachel nel corso dell’intervista:

Per Rachel, il concetto di successo è cambiato nel corso degli anni: quando sei giovane lo associ a fattori esterni; in realtà, giunta a questo punto della sua vita, lei ritiene che il successo (come le ha insegnato sua madre) si basi sulla felicità e sulla gratitudine che tu riesci a trovare in te stesso, e aggiunge che questi sono messaggi di gran lunga superiori alle cose esterne e tangibili. Ora come ora, Rachel sente di avere molto successo nell’essere una madre e nel vivere con nient’altro che amore in ogni fase della propria vita: ritiene di avere successo se riesce a svegliarsi grata ogni giorno.

Nell’ultimo anno, Rachel ha dovuto affrontare diversi livelli di lutto (sia di persone che di animali), diverse sensazioni e diversi rapporti e quello che ha notato (e di cui, aggiunge con un sorriso, parla molto durante la psicoterapia) è come il dolore del lutto l’abbia costretta a crescere, come lei possa usare questo come esercizio di abilità nel lavoro e come questo l’abbia costretta ad aprirsi in un modo mai sperimentato prima. Nell’ultimo paio d’anni, lei ha vissuto delle situazioni che l’hanno fatta fermare, ricalibrare e poi ricominciare ed essendo lei una madre questa cosa è ancora più spaventosa, perché è responsabile per la vita di qualcun altro; ma ribadisce che tutto ciò l’ha fatta crescere e la aiuta a fermarsi un attimo e a vivere immersa nel presente.

Lavorare lontano da casa [Rachel ha girato rispettivamente Nashville nell’omonima città e Take Two a Toronto, N.d.T.] è una cosa che scatena ansia, senso di colpa da mamma e paura che lei possa perdersi alcune cose della vita di sua figlia; ma, riflette, è qualcosa che bisogna riuscire a bilanciare mentalmente ed emotivamente: è una sfida e capisce Melinda, che durante The OC aveva a casa una figlia di tre anni, perché lei stessa aveva una bimba di quell’età quando girò lo show Take Two in Canada.

Rachel riflette che essere giovani ai tempi di The OC (e non avere grosse responsabilità in termini di famiglia) ha reso l’esperienza diversa da quella sperimentata da Melinda: tutti gli impegni promozionali extra se li faceva andare bene e verso la fine dello show addirittura faceva la spola tra la California e il Canada durante le riprese del film Jumper: era stancante, ma lo considerava parte del lavoro.

Rachel racconta che, fin dai primi tempi, lei ha sempre cercato di rendere per Briar un’esperienza positiva il fatto che la mamma andasse al lavoro, di modo che la bimba associasse il tutto ad una cosa positiva: se Rachel doveva andare sul set prima che la figlia si svegliasse, le lasciava una specie di mappa del tesoro con un premio, e ancora oggi Briar le chiede se deve andare al lavoro perché vuole che tornino a farlo.

Rachel scherza dichiarando che ancora oggi si chiede perché faccia questo lavoro, ma non ci sono solo lati negativi: lei si sente ancora fortunata ad andare al lavoro, perché sì, è dura e le giornate di riprese sono lunghe, ma poter fare qualcosa di creativo circondata da persone con cui hai voglia di farlo se hai abbastanza fortuna (e lei ne ha avuta) ripaga di tutto.Come tutti gli attori, anche lei ha un rapporto di odio/amore con il proprio lavoro: ama quello che fa, sa di essere fortunata ad avere la possibilità di farlo, ma c’è anche il rovescio della medaglia; attualmente non nasconde di farlo principalmente per lavorare e per supportare sua figlia e aggiunge che poter realizzare un progetto in cui credi è la ciliegina sulla torta a tutto questo.

Parlando di com’è nata l’idea del podcast, Rachel riflette che la pandemia ha fatto emergere nuovi modi di essere creativi (come appunto i podcast) e, quando è saltata fuori l’idea per “Welcome To The OC, Bitches!”, lei e Melinda si sono divertite moltissimo a parlare. Inoltre, Rachel aggiunge che il loro è sì un rewatch podcast, ma è soprattutto un insieme di cose diverse: si commenteranno gli episodi, ci saranno retroscena divertenti, ma lei, Mindy e i loro ospiti apporteranno anche un sacco di esperienze e vi saranno argomenti rilevanti per lo show ma non necessariamente per il singolo episodio trattato in una data puntata del podcast, sarà una cosa più ad ampio spettro. Sarà divertente partire dagli episodi dello show, e poi vedere dove le loro chiacchiere le porteranno.

Il podcast è stato proposto a Rachel per la prima volta lo scorso maggio dal suo agente e dal suo manager, con l’idea che alle persone sarebbe interessata una cosa del genere – lei ritiene il mondo del podcast molto interessante, ne è curiosa e sa quanto è accessibile e quanto si possa imparare da esso.L’argomento del podcast si è presentato da solo e Rachel ha pensato che sarebbe stato qualcosa di divertente e leggero, perfetto per questo periodo così difficile.

Melinda ricorda che Rachel le ha mandato una mail (e lei non era nemmeno sicura che si trattasse effettivamente della sua ex collega) dicendo qualcosa del tipo “Vuoi fare soldi durante una pandemia?”; le due non si vedevano da un po’ e hanno parlato con piacere: alla loro prima conversazione telefonica ha assistito anche il marito di Melinda, il quale ha commentato dicendo “Ho appena ascoltato il vostro primo podcast”. Melinda aggiunge che il rewatch è un po’ un pretesto: a differenza di altri podcast, nel loro le due attrici non si soffermeranno su ogni singola scena o battuta di un episodio dello show; quello che a loro piace è il sentimento organico di questo mezzo di comunicazione e si concentreranno di più sulle rispettive esperienze, sui ricordi; inoltre, Mindy aggiunge che nessun argomento sarà off limits e che sarà importante che loro si pongano come delle vere fan.Conclude dicendo che sarà un bel viaggio sul viale dei ricordi e che il loro obiettivo è quello di intrattenere e divertire le persone, che in questo periodo ne hanno bisogno.

Rachel dichiara che lo scopo suo e di Melinda è la realtà, la trasparenza, l’onestà: nessuna delle due sa ancora molto del mondo dei podcast, ma Rachel non vede l’ora ogni settimana di andare al lavoro nella sua cabina armadio/ufficio, parlare con le persone e conoscere le loro esperienze.

Ancora una volta, Rachel racconta il modo in cui ha ottenuto la parte di Summer: intanto, essendo quest’ultimo un ruolo da guest star, lei ha recitato soltanto davanti al direttore del casting, ad un produttore e al regista e non di fronte all’intero network che avrebbe mandato in onda lo show (lei riflette che, se avesse dovuto affrontare una cosa del genere, forse non avrebbe ottenuto la parte, in quanto è un processo che l’avrebbe intimidita molto). Poi, prosegue raccontando che una delle sue migliori amiche puntava al ruolo di Marissa e che lei stessa, leggendo insieme all’amica il copione, aspirava a quel ruolo; poi, però, è stata chiamata ai provini per il ruolo di Summer e quando ha recitato la frase “Devo fare pipì”, Josh si è detto “Ecco Summer!”. Infine, Rachel svela che lei non era ciò che gli autori avevano in mente per Summer, la quale avrebbe dovuto essere la classica bionda in stile Orange County – uno stereotipo: evidentemente la comicità l’ha portata lontano.

Prima di interpretare un nuovo personaggio, a Rachel non piace prepararsi o provare troppo: vuole essere presente nel momento in un modo non preimpostato. La sua memoria fotografica le permette di memorizzare velocemente le battute e di buttarsi così a capofitto nelle cose senza eccessiva preparazione. Ovviamente non è un processo che utilizza ogni volta, in alcuni casi ha dovuto prepararsi a fondo: cita l’esempio di Hart of Dixie, in cui, dovendo interpretare lei un medico, ha dovuto imparare un sacco di termini e movimenti tecnici e si è dovuta allenare per dirli e compierli in maniera convincente.

Infine, alla domanda su come spera di essere ricordata dalle persone qualora dovesse arrivare al traguardo dei 100 anni, Rachel risponde che si augura di riguardarsi indietro e poter dire di essere stata sempre gentile, di essere stata soprattutto una buona madre e di aver fatto ridere le persone, perché che vita sarebbe senza risate?

Per la traduzione, si ringrazia Silvia come sempre!